Scuola Estiva in Ospedale Testimonianze

 

Convegno 21 maggio 2014

Intervento di

B. S.

studente scuola in ospedale

 

Mi chiamo S., ho quindici anni e l’anno scorso sono stato un alunno della scuola in ospedale invernale ed estiva. Sono entrato in ospedale il 25 marzo del 2013, mentre frequentavo il 1° anno della scuola superiore. Da quel momento la malattia ha preso il primo posto, la mia vita di adolescente è cambiata quasi radicalmente, il mio impegno principale non era più la scuola o uscire con gli amici, ma il curarmi dalla malattia. In ospedale le giornate erano noiose, quando non dormivo, stavo a girarmi i pollici e a pensare a come i miei amici si divertissero là fuori, continuavano la loro vita normale a scherzare in classe e a far dannare i professori. A questo punto mi sono reso conto che la scuola non era più solo un dovere da cui liberarsi il prima possibile, ma un’opportunità che mi veniva tolta. Non incontravo più i miei coetanei tutti i giorni e la malattia mi stava escludendo dalla possibilità di coltivare le mie amicizie e continuare a studiare. Dopo poco tempo, però, un’insegnante è venuta nella mia stanza e ho scoperto che la scuola in ospedale non è la stessa di tutti i giorni. Gli insegnanti mi hanno aiutato non solo dal punto di vista scolastico, ma anche dal lato umano. Le lezioni erano individuali e il rapporto con l’insegnate era diretto e personale, ho capito che ci tenevano a me, alla mia ripresa, alla mia guarigione e al rapporto con la mia classe che avevo lasciato. Alla scuola in ospedale si insegna e si impara. Nei tempi brevi che avevamo a disposizione ho studiato e ho imparato molto e quegli argomenti mi sono rimasti; avevo, però, paura di non essere preparato abbastanza per iniziare il secondo anno della mia classe. La scuola estiva mi ha aiutato in questo, insieme agli insegnanti volontari ho potuto completare il percorso del primo anno, perfezionando aspetti che non era stato possibile approfondire durante la scuola invernale. A settembre sono partito avvantaggiato grazie alla scuola estiva e invernale sono tornato nella mia classe senza avere grossi problemi nel completare l’anno scolastico, come temevo.

 

e di

E. C., mamma di S.

Quando mio figlio è stato ricoverato e ho saputo la diagnosi  ha temuto per la sua vita, niente aveva più valore e solo la sua salute era importante. Mentre i giorni scorrevano in ospedale, pensavo che avrebbe perso la fiducia in sé stesso, dato che avrebbe dovuto abbandonare la scuola per mesi e con i suoi problemi di dislessia non avrebbe potuto tenere il passo con i suoi coetanei. Dopo le difficoltà della scuola primaria, la scuola superiore, per me, rappresentava la scoperta delle sue potenzialità, quindi vedevo sbriciolarsi le mie speranze e, soprattutto, le sue. Quando poi ho conosciuto i carismatici docenti della scuola in pigiama, di cui non conoscevo l’esistenza, ho creduto con tutto il mio cuore che S. ce l’avrebbe fatta. Ho cercato di motivarlo, anche con la collaborazione dei suoi insegnanti dell’Istituto Quarenghi, così ha concluso l’anno scolastico. All’inizio di giugno, il prof. M.  dell’ospedale ci ha parlato della scuola estiva e io, insieme a mio figlio, abbiamo accolto la proposta con entusiasmo. Per S. è stata un’occasione preziosa di approfondimento di argomenti e metodi di studio; per me è stata un’esperienza unica, perché ho conosciuto persone che mi hanno dato sostegno e amicizia e con cui ha condiviso emozioni e speranze e da allora il futuro non mi fa più paura.

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Mail di una docente della Scuola Estiva in Ospedale del 16/09/2016

LA CAMICIA BLU

 

E anche oggi una nuova avventura: indosso fiera la mia camicia blu, quella che rappresenta il ruolo che avrò oggi per qualche ora in ospedale. Mi avvio verso Bergamo, mente libera, sorriso sul viso e nel cuore.

Arrivo, mi destreggio ormai in quel bosco di corridoi e torri che il primo giorno mi avevano così spaesato…come se, giorno dopo giorno, come Pollicino, avessi lasciato qualche briciola di me qua e là per orientarmi, poco alla volta, in quel bianco mondo.

Parole, sorrisi, serenità, condivisione mi attendono nella stanza con scritto “Docenti”…ed ecco arrivare il nome di colui al quale il mio cuore e la mia mente daranno la mano oggi pomeriggio.

Scendo le scale, attraverso corridoi, leggo i nomi colorati dei bimbi sulle porte delle stanze, incrocio medici e infermieri in camici disegnati e allegri con i quali ci scambiamo sinceri sorrisi, persone che profumano di amore da dare.

Eccomi, il nome del mio angioletto di oggi sulla porta, busso, entro, sempre in punta di piedi, sempre per non invadere un piccolo mondo, sempre nel rispetto totale di tutti e tutto ciò che mi circonda, come una piuma che entra da una finestra inviata dal vento.

Incrocio subito i suoi grandi occhi, vivaci, solari, sorridenti, un piccolo e bellissimo pallido angelo pelatino che mi accoglie curioso, accanto alla sua mamma. Ci salutiamo, ci osserviamo, ci annusiamo, ci vogliamo già un pochino bene. La mamma mi guarda e con un dolce cenno del capo decide che può fidarsi, che può affidarmi il suo cucciolo per un po’. Mi spiega che ha sei anni e mezzo ma, a causa della malattia, non ha ancora potuto iniziare la scuola primaria ma ha tanta voglia di imparare. Vuole lavorare su cose “difficili”, non vuole fare i disegnini, non gli piace disegnare o colorare, lui vuole lavorare con i numeri, fare i conti. Eccomi piccolo, sono qui per questo.

Lui attaccato ad un piccolo filo e ad una macchina che scandisce il tempo con il suo rumore perpetuo, ma noi non ci badiamo e intanto, sempre con il sorriso, impariamo la somma e la differenza, come si scrive il più e il meno, come si scrivono i numeri, raddrizziamo un 4 e poi contiamo i pesci, gli orsetti, i palloncini, le torte…ecco le torte 5 crostate e 3 meringate…ma come ti piace la crostata? Di marmellata! Buona! E la meringata ti piace? Non l’ho mai assaggiata!! Come? No!! Bisogna assolutamente assaggiarla! E quando entra la mamma le diciamo: “mamma appena usciamo da qui ci vuole proprio una bella meringata!! Sì per il tuo compleanno mamma insieme ai pasticcini! Sai che sono un golosone!”

Grazie piccolo angelo per avermi riempito anche oggi il cuore, vai nella vita e assaggia meringate, annusa fiori, osserva l’arcobaleno e emozionati, come hai fatto emozionare me. La vita ti aspetta.

Mi rimetto in auto, viaggio nella sera, penso, ringrazio, permetto ad una lacrima di scendere, rientro a casa e questa volta il mio angelo, di soli 5 anni, mi guarda e mi chiede: “mamma come è andata in ospedale? Raccontami! Hai fatto giocare i bimbi con i miei giochi sull’iPad come ti avevo detto vero? Salutameli!”…cresco io e insieme a me cresce anche lei, in un mondo di sole e colori positivi. Grazie.

 

G. D.

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