Scuola in Pigiama

Una scuola magica, la “scuola in pigiama”

Presso l’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo opera da alcuni anni la scuola in pigiama, che vede impegnati insegnanti di scuola dell’Infanzia, scuola Primaria e scuola Secondaria di I e II grado.

Questa scuola è nata con l’obiettivo di garantire il diritto allo studio anche a bambini e ragazzi che per ragioni di salute non possono frequentare la scuola e devono essere ricoverati in ospedale, per periodi più o meno lunghi.

La scuola si occupa di didattica in ospedale, contatti e coordinamento con le scuole di appartenenza degli alunni; supporto alle scuole dei bambini e ragazzi per l’attivazione dell’istruzione domiciliare (a casa degli alunni o in ospedale); facilitazione del rientro degli alunni nelle proprie classi dopo le dimissioni; collaborazione con enti e scuole.

Giulia ha sempre avuto molto a cuore i bambini e i ragazzi che, come lei, stavano attraversando le difficoltà e le sofferenze della malattia. Desiderava trovare nuove idee ed escogitare nuovi modi per coinvolgerli, far respirare loro un pò di normalità e non far sentire  nessuno solo, nè i bambini nè le loro famiglie.

Diceva: “Il fatto è che la gente ha paura della malattia, della sofferenza. Ci sono molti malati che restano soli, tutti i loro amici spariscono, spaventati. Non bisogna avere paura! … Se gli altri ci stanno vicino, ci vengono accanto, ci mettono una mano sulla spalla e ci dicono: “Dai che ce la fai!”, è quello che ci dà la forza di andare avanti … Io non ho avuto nessuno che si è allontanato da me, anzi, estranei, persone che non conoscevo, si sono avvicinati a me. Ma non tutti sono così fortunati. Io, invece, vorrei che fosse così per tutti…”

In fondo, la Scuola in Pigiama è, come diceva Giulia, “una scuola particolare, una scuola magica perchè, al posto dei banchi, ci sono i letti e al posto delle divise ci sono dei graziosi pigiami”… una scuola speciale insomma, ma una scuola a tutti gli effetti! Una scuola poco conosciuta, e di questo Giulia si dispiaceva molto, ma che fa davvero tanto per tutti i bambini e i ragazzi che non hanno la possibilità di frequentare il normale corso delle lezioni durante il periodo di cura.

“Un’altra cosa che ho capito con la malattia è che noi non ci rendiamo conto di quanto quello che abbiamo valga veramente … Come per esempio la scuola … adesso cercherei di levarmi qualche male pur di andare. Io ho potuto proseguire gli studi attraverso la “scuola in pigiama” … questa scuola però non la conosce nessuno, nessuno sa che esiste, che fa veramente tanto perchè, oltre a guardare l’aspetto didattico, guarda all’aspetto emotivo, ai sentimenti, a quello che sta provando in quel momento il paziente … E’ molto bello, anche perchè si instaura non solo un rapporto tra professore e alunno, ma anche un forte legame umano.”

Così Giulia, tra i tanti progetti che voleva realizzare, ha sempre avuto un occhio speciale per la realtà della “vita in corsia” di bambini e ragazzi come lei, realtà che le stava tanto a cuore. Aveva iniziato ad organizzare dei momenti di Adorazione Eucaristica per i bambini malati e le loro famiglie, con a seguire un momento di festa e di giochi insieme (“la preghiera dei piccoli”). Un’altra idea di Giulia è stata quella di portare anche in Ospedale il Concorso Letterario “I Racconti del Parco”, che si svolge ogni anno a Bergamo coinvolgendo i ragazzi dei vari istituti scolastici. Dopo aver vinto l’Edizione 2010 e dopo aver scoperto e vissuto l’esperienza della Scuola in Pigiama, Giulia ha lanciato, con spontaneità e determinazione, la proposta di allargare il Concorso Letterario anche agli studenti della scuola ospedaliera, con un premio speciale dedicato proprio a loro. Detto fatto. Già a partire dall’ Edizione 2011, agli studenti della Scuola in Pigiama è dedicato il premio speciale MIA, che nell’anno 2012 è stato offerto dall’Associazione conGiulia.

Ma ciò che stava di più a cuore a Giulia era riuscire a creare ponti con “il mondo fuori” dall’ospedale, creare una rete che facesse sentire ai giovani pazienti e alle loro famiglie che non erano soli e che potevano sentirsi parte a tutti gli effetti di una società viva, capace di accogliere, dare speranza, valorizzare, incoraggiare, prendersi cura, prendersi a cuore… creare uno stretto e colorato intreccio che portasse con sè un’accogliente aria di normalità, che tutti, ma proprio tutti, potessero respirare…

Ecco allora che è nato negli ultimi mesi un progetto che ha le sue radici in quelle giornate di cura e di ospedale che Giulia ha vissuto nei due anni della sua malattia… Un progetto che ha preso il volo già nell’estate 2013 e che ci auguriamo possa avere orizzonti lontani…